Ziovartaki è più di uno stato d’animo. E’ una proposta di rilettura scanzonata e metamorfosi musicale del tran-tran quotidiano in chiave fantasmagorica. A volte quasi naïf.
Qualvolta, bisogna dire, non è facile ingerire ad occhi aperti e senza balsamo bocconi amari che ti riserva il consueto vivere. Il sistema parassitario che ti accerchia sta stringendo la sua morsa? Il termometro interiore sale precipitoso oltre ogni limite? Fermo davanti allo specchio stai constatando di essere in dissonanza perenne con le rotelle che fanno girare l’universo e tutto questo malgrado i tuoi più onesti sforzi. Un melanconico? Un inetto? Un disadattato? Ho capito insomma: un autentico Ziovartaki…
E’ molto difficile definire l’esatto indirizzo musicale di questa band. Un ritmo reggae non per imitazione, ma come desiderio di rigenerazione, sul quale s’innesta in contrappunto un aspro animo mitteleuropeo. Trieste-Giamaica: via Vicenza, si intende. Una amalgama difficile e a volte pungente, che non lascia indifferenti.