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Giorgio Busi-Rizzi

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Baustelle

postato il 5 Novembre 2005 da punch-drunk alle ore 19:57

Categoria: Recensioni

La malavita
È luogo comune che sia il secondo l?album più difficile da realizzare, quello che dirà se un artista vale o no quanto sembrava. Ma non di rado la prova del nove arriva con il terzo lavoro (tanto più vero quanto maggiormente i primi due sono dissimili tra loro).



Eccoci quindi al banco di prova con i Baustelle, dopo le suggestioni brit-pop dello stupendo Sussidiario illustrato della giovinezza e gli echi eighties de La moda del lento. L?ensemble di Montepulciano ci si fa incontro con un concept dall?esplicito titolo de La malavita, a sancire il passaggio dall?indipendenza alla Warner. Questa malavita è un gioco di parole sul male di vivere (appunto la mala vita) che, con un brillante scarto, si ritrova a convivere con la malavita vera e propria, il crimine organizzato di suggestioni noir letterarie o cinematografiche.



L?album si apre con lo strumentale Cronaca nera, opera di Rachele, espunto idealmente da un poliziottesco italiano degli anni ?70, e in questo radicalmente connaturato all?estetica del gruppo (che soleva ricordare che ?Baustelle è a disposizione per colonne sonore?). Di lì ci si sposta al primo singolo, la storia del suicidio di una sedicenne, aperta da quattro accordi taglienti di chitarra, un po? i Television un po? la prima traccia degli ultimi Delgados. ?Vivere non è possibile?, ci informa con un biglietto superfluo ponendo fine per sé alle guerre infinite del mondo. Ecco la svolta tematica: non ci sono più (solo) la violenza estetizzata (e quindi depotenziata) ed il disagio (post)adolescenziale, né soltanto il malessere esistenziale. All?universo fortemente soggettivo dell?io narrante, a quello sguardo straniato sul mondo si aggiunge una numerosa serie di correlativi; una sofferenza collettiva, universale, contrappuntata da frequenti riferimenti alla realtà quotidiana, sia dichiarati (?l?America e Bush?) che impliciti (l?articolo di Lodoli, professore e giornalista, sulla perdità d?identità dei giovani che fa da spunto ad A vita bassa).

Nonostante questa presenza non sia invasiva, non sfuggirà al fan della prima ora che si tratta per molti versi di una perdita dell?innocenza, di una rinuncia ad un certo compiacimento maudit per convertirsi ad una denuncia: si sta male, e non va bene.



Non giovano alla nuova dimensione alcune ingenuità nei testi di Bianconi: riferimenti incastrati in modo un po? arbitrario (?l?America e Bush?, la ?ndrangheta e camorra? con l?aggravante del versaccio ?più Gomorra meno Sodoma?) o altrove fin troppo programmatici (?fra i Manzoni preferisco quello vero: Piero?, nell?autoapologia, non priva di fascino ma neanche di gratuità, di Un romantico a Milano), o scelte un po? troppo incerte nel modulare il tenore della canzone (alzi la mano chi leggendo l?imbarazzante titolo de Il corvo Joe non abbia pensato che fosse la canzone peggiore del disco. E invece è una delle migliori). E ancora, talvolta lo sguardo è penalizzato dalla soggettiva imposta (così le frasi senza senso di Sergio vanno ad occupare un?intera canzone, e rendono più arduo notare il riferimento alla violenza subita), e non si può dire che la morale di A vita bassa sia riuscitissima.



Non si pensi però ad un album insoddisfacente; è che per lo scrivente il livello cui il gruppo può assurgere è notevolissimo (i fasti della Canzone del riformatorio o di Gomma, tanto per dire), e fa quasi male vedere qua e là perle finissime: ?state attenti lasciatemi stare, solo certi poeti del male mi sanno cantare?, dice il corvo Joe, e la risposta a Perché una ragazza di oggi può uccidersi (che prende le mosse da un film di Pietrangeli) è ?Forse perché non le piace la gente, e quella festa che ha dentro di sé quando vorrebbe la tranquillità?: l??estetica anestetica? cui il gruppo ci ha abituati (forse viziati). Gli episodi in cui i Baustelle fanno i Baustelle (Revolver e Perché una ragazza?, interpretati da una Rachele dark lady in forma maestosa, I provinciali, Il nulla e per certi versi anche la stessa La guerra è finita) sono i meglio riusciti, e questo dovrebbe essere motivo d?orgoglio (per avere uno stile personale di ottimo livello) ma anche un campanello d?allarme (per essere meno convincenti al variare del registro).



Consueti riferimenti musicali, con la produzione di Carlo U. Rossi che aggiunge competenza e un?orchestra d?archi a volte un po? invasiva e sottrae ingenuità (ma anche freschezza creativa). Massara, come è noto, ha lasciato il gruppo pacificamente ad album terminato: sarà curioso vedere dal vivo queste canzoni, più nude per forza di cose (qui si scommette guadagneranno).



In conclusione: il terzo Baustelle vale l?acquisto, il concerto, l?acquisto dei precedenti cd e così via. La commistione dei due temi (malavita ? mala vita) è una splendida intuizione, nel miglior stile dei nostri, che musicalmente si confermano in forma come sempre, e inanellano riferimenti a Montale, Dante, Pietrangeli, Casiraghi (e al succitato Lodoli, e a Malle, e a Parmenide, e ai Virginiana Miller, e...). Ma qualche difficoltà con le tematiche più ?adulte? e qualche ridondanza nell?arrangiamento qua e là potrebbero pregiudicare l?ascolto a chi amava la criptica immediatezza del Sussidiario. Da comprare aspettando (anche senza Massara?) il capolavoro con il quarto album.


Etichetta Discografica
Warner

Anno di pubblicazione
2005

Genere
pop/rock

Durata
44.26

Track List
01. Cronaca nera

02. La guerra è finita

03. Sergio

04. Revolver

05. I provinciali

06. Il corvo Joe

07. Un romantico a Milano

08. A vita bassa

09. Perchè una ragazza di oggi può uccidersi?

10. Il Nulla

11. Cuore di tenebra

Voto
7,5

Siti di riferimento
http://www.baustelle.it/

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