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Rubens Massidda

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04/06/2007
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Biografia


La biografia della Free Rock Band:

di Diego Milia



1. Preistoria

2. Blues Lee!

3. La Riorganizzazione

4. Il Gruppo oggi





"Preistoria"

Il progetto Diego & Rubens and the Free Rock Band conosce la propria gestazione durante l’estate del 2005, a seguito degli innumerevoli tentativi affrontati nel corso degli ultimi tre anni (dallo scioglimento dei Blues Lee), da parte di Rubens Massidda e del sottoscritto Diego Milia di mettere in piedi una formazione “elettrica” (ma di fatto elettroacustica) stabile sulla base di un duo acustico che prosegue tuttora un’intensissima attività live senza soluzione di continuità dall’ottobre del 2000.

Tutto ebbe inizio nella lontana estate del 1994, quando Rubens mi invitò ad entrare nel suo gruppo per ricoprire il ruolo vacante del bassista. Ci conoscevamo già da un po’. Io cantavo e suonavo il basso nei King of Spades, gruppo rock di ispirazione seventies in cui militava anche il nostro attuale tastierista Gianfranco “Johnny” Crobu, col quale eravamo compagni di classe durante l’intero faticosissimo lustro di liceo classico. E quotidianamente prendevamo lo stesso autobus per tornare a casa da scuola. Insieme abbiamo un ricordo estremamente vivido della prima volta che vedemmo e sentimmo Rubens. Eravamo saliti sull’odiato mezzo pubblico dopo averne persi tre o quattro o cinque, perché la gente straripava dai finestrini. Quello che riuscimmo a prendere alla fine era praticamente vuoto, ma c’era un ragazzino con una chitarra classica “da battaglia”. E pur con quello strumento sprigionava un qualità sonora e un’energia travolgente mentre suonava “Into the Fire” dei Deep Purple e la cantava a squarciagola, incurante degli ancorché pochi presenti. Era davvero impressionante. Pochi mesi dopo lo sentii suonare dal vivo a un concerto scolastico e con la chitarra elettrica a tracolla confermò prepotentemente l’impressione iniziale. Quella stessa estate, ancora a una fermata dell’autobus, facemmo formalmente conoscenza, e qualche settimana più tardi, durante un altro tragitto sull’autobus (!!!), il nostro Benny mi chiese come fossi messo col blues - già sapeva che condividevamo la passione per tutto quel rock che va dai Led Zeppelin ai Guns’n’Roses, e con tutto il metal che ci esaltava. Ma due parole scambiate sul blues e il convenire sul fatto che sotto la dura scorza del primo, violentissimo album dei Metallica scorressero rivoli di Mississippi (e lo dimostriamo ora con sicurezza quando suoniamo alcuni pezzi tratti da Kill ’em All con sole chitarra acustica, armonica e voce) sanciranno l’inizio di una collaborazione ultradecennale, nonché poi di una grande amicizia. Studiavo, avevo già la mia band-famiglia in cui riponevo grandi ambizioni artistiche e quei sogni di gloria tipici dell’età, facevo teatro e mi dividevo tra mille altri impegni e interessi, ma non potevo rinunciare a suonare con Rubens, che già godeva di una certa fama e stima nell’ambiente. Sì, fu davvero un colpo di fulmine! La sua band, allora ancora priva di nome, era dedita ad un fiammante hard-rock blues, c’era un cantante formidabile, allora un ragazzino di quattordici anni, che era anche compagno di classe di mio fratello Andrea, di nome Michelangelo Rombi (e oggi i due hanno fatto il colpaccio con I Padrini - linkatevi al loro sito!), uno scafato rocker trentenne alla chitarra ritmica e alle armoniche (il mitico Alfonso!)…insomma una vera rock’n’roll band, che poi l’anno seguente, assunto il monicker di Kill City Blues, rivelerà alla scena cagliaritana il prodigioso talento del batterista Andrea Marongiu, anch’egli appena quattordicenne al suo ingresso nel gruppo. Per dovere di cronaca, dato che questa è una storia di grandi riunioni attraverso gli anni, c’è da aggiungere che provammo un po’ anche con Johnny, ma si decise poi di continuare senza tastiere. Tuttavia, alla fine, i troppi impegni si scontrarono con i doveri: iniziata la carriera universitaria, dovetti dare le dimissioni dai Kill City Blues, sullo scorcio del 1996, proprio quando si intensificava l’attività live. Al mio posto si avvicendarono prima Gigi Mirabelli (oggi in forza ai Lumière) e poi Simone “Speemo” Arca; e con quest’ultimo la band muterà nome in Drunkin’ (sic!) Jumping, virando verso un hard-funky rock, che li porterà ad aprire anche due concerti dei milanesi Extrema. Di lì a pochi mesi, Andrea “Tex” Pes, cantante dei Mente Malata (e collega al mio stesso anno presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere di Cagliari), rileverà Michelangelo alla voce, catalizzando il brillante lavoro di materiale originale su cui il promettente gruppo era all’opera.




Blues Lee!

Nel frattempo io conducevo le mie esperienze, finché nella primavera del 2000 Andrea Marongiu abbandonò i Drunkin’ Jumping, determinandone lo scioglimento; venne comunque annunciato un concerto di commiato in un locale nella provincia di Cagliari, ma un imprevisto proibirà a Speemo di partecipare, e la mattina stessa del concerto Tex e Rubens mi chiesero di sostituirlo per salvare la serata. Stabilimmo un repertorio “di salvataggio” basato prevalentemente sul blues e sul rock anni ‘60/’70 di matrice blues (Hendrix, Cream, Led Zeppelin, Creedence Clearwater Revival…), e il passo successivo fu breve: io già proponevo a Rubens di costituire una blues band elettrica con gli apporti di strumenti tradizionali acustici che avrei potuto mettere a disposizione: armonica, banjo, violino e mandolino, per combinare il country blues, il bluegrass, il folk americano e celtico, con il blues elettrico e il rock blues - o, meglio, il suddetto bluesy rock, attraverso le esperienze del british blues e del southern rock. Della partita sarebbero stati anche Tex e Simone Galdini, eccezionale pianista che aveva già suonato le tastiere nei Drunkin’ Jumping per qualche tempo. Dopo una prova fallimentare con una sezione ritmica contattata per l’occasione, e convinto Andrea Marongiu a partecipare, si tagliò corto proponendomi di suonare direttamente io il basso, per affrontare l’imminente stagione concertistica estiva. Nascono così i Blues Lee. La formazione originaria consta, pertanto, di Andrea Pes alla voce solista, Rubens Massidda alla chitarra e backing vocals, Diego Milia al basso, backing vocals e occasionalmente l’armonica, Simone Galdini alle tastiere e Andrea Marongiu alla batteria.

L'esordio avvenne sul prestigioso palco del locale cagliaritano Beaubourg; proseguimmo con la partecipazione, nel giugno del 2000, alla seconda edizione dell’Underground Blues Festival, conseguendo la vittoria nella categoria “Talento” e il secondo posto nella classifica generale. Partì così un’intensa stagione concertistica estiva, terminata la quale, Andrea Pes abbandonò il gruppo partendo in Inghilterra con l’Erasmus; ma piuttosto che cercare un sostituto di ruolo, preferimmo accettare la sfida di dividerci le parti vocali e lavorare su intrecci di voci e cori. Con la line-up così assestata a quartetto, proseguimmo per otto mesi una frenetica attività concertistica nei locali di Cagliari e provincia.

Ma, soprattutto, io e Rubens cominciammo ad affrontare serate in duo acustico, contesto congeniale per colorare il repertorio con una tavolozza di che tuttora ci contraddistingue. Il Cuba Libre del Corso Vittorio Emanuele ci ospitò come resident band ogni settimana sino alla chiusura a maggio e lì si consolidò quella che ormai Rubens ed io chiamiamo scherzosamente “la ditta”. Sulla scorta di tale esperienza, mentre io mi trovavo a Birmingham ospite per due settimane da Tex, Rubens mi propose di richiamare a corte Speemo allo scopo di svincolarmi dagli oneri bassistici e lasciarmi libero nel ruolo di polistrumentista, oltre che promuovendomi a cantante principale. Così assestati, i Blues Lee concludono una bella stagione nell’estate del 2001, poi il gruppo viene congelato, senza mai sciogliersi ufficialmente.




La Riorganizzazione

Inizia un periodo confuso di formazioni instabili e ruoli intercambiabili tra la solita cerchia di nomi, concerti di rimpatriata dei Blues Lee, mentre io inizio anche a lavorare professionalmente in ambito teatrale e mi dedico alla tromba e soprattutto al saxofono, strumento che da anni desideravo abbracciare, trovando in quest’ultimo una speciale “affinità elettiva”. Ma, sebbene per qualche mese non condividiamo un gruppo stabile, il duo è sempre in piedi e continua a macinare concerti su concerti in maniera capillare dentro e fuori il capoluogo. Anzi, i nuovi strumenti a fiato donano nuova linfa a una proposta verso cui cominciavamo ad accusare lievi sintomi di stanchezza. E qui è la svolta: l’arricchimento portato dalle sonorità fiatistiche fa scaturire l’impulso per una band eclettica che coniughi il rock con lo swing, i suoni “rurali” della tradizione alla base di tutto il rock con cui siamo cresciuti con lo stesso rock anche nelle sue manifestazioni più hard & heavy. Si delinea un poetica ben precisa che sublima l’idea di una coerenza nell’eterogeneità: riappropriarsi della musica nera che nasce dal blues -e quindi funk, jazz, soul - ed anche di quella bianca americana che ne è strettamente imparentata e sin dalle origini non ha conosciuto barriere razziali; tutto quel patrimonio musicale che è sempre e comunque “creolo” per natura, dal momento che sono intrisi di blues -e di spiritual e di work song-, quando non sono puramente nient’altro che blues, tanti brani della musica tradizionale bianca, sia essa l’hillbilly, sia il bluegrass, o sia quello stile oramai estinto e di cui oggi noi ci proponiamo umili ma appassionati divulgatori, che conobbe il proprio apice durante gli anni ’40 e che prende il nome di western swing, che già nasce dalla fusione dei dialetti del country and western con l’appropriazione, quantunque commercializzata, da parte dei bianchi di una musica che nasce, è, e sempre sarà nera quanto il blues tradizionale, il jazz nella sua fase di quell’epoca che oggi chiamiamo early jazz, ovvero dixieland e swing. Da questo punto di vista noi prendiamo con ferma decisione e consapevolezza le distanze da una scena jazz, specie sarda ma anche nazionale, che dimentica o volutamente ignora le radici, la negritudine. Noi ci consideriamo progressive rootsy music.




Il Gruppo Oggi

E così, qui ci ritroviamo. Attorno a Rubens e me, la presenza di Speemo è ormai stabile dopo tantissimi concerti in quartetto (con un estenuante avvicendamento di batteristi tra gli sporadici e purtroppo effimeri ritorni di un Marongiu sempre più impegnato) per tutto il 2003-2004, sino a quando nell’inverno all’inizio del 2005 acquistiamo l’amico Marco “Pizza” Secchi alla tromba e chitarra acustica e convinciamo Johnny a unirsi al progetto dopo anni che non suonavamo insieme: di nuovo un tastierista, finalmente! Si lavora tanto in sala e si suona -poco- dal vivo, e ancora una primavera e un’estate all’insegna della precarietà, con alterni maneggi di squadra, ma nel frattempo una nuova speranza si accende quando abbiamo la fortuna di “conquistare” una strepitosa piccola horn section già ben affiatata! Provenienti dagli Amado Cafe, ed entrambi anche chitarristi e percussionisti, Mattia Pegna, ai saxofoni tenore, contralto e al flauto, e Matteo Sedda, alla tromba e flicorno, portano inoltre in dote una notevole esperienza di musica brasiliana e ispano-americana, oltre che una partecipazione fattiva e decisiva per l’intero progetto, e così assestata la line-up ora raggiungiamo una punta massima di quattro fiati! Fondamentale è stato infine l’aver trovato nella persona di Alessio “Fefo” Fois - conosciuto proprio tramite Mattia e Matteo- un batterista che, dopo un annoso penare con drummers che mal tolleravano chi uno chi un altro versante del nostro eclettico repertorio, condivide al 100% le nostre scelte musicali e garantisce una disponibilità infaticabile al lavoro di gruppo che abbiamo oramai appurato essere merce rara nella suddetta categoria! E, last but not least, il fattore decisivo per la qualità della proposta della Free Rock Band è stato il reinserimento in pianta stabile di Tex, con il quale abbiamo condiviso in tutti questi anni numerose altre esperienze - tra cui concerti in trio, o al mio posto con Rubens quand’io ero impegnato con le tournée teatrali, e con me almeno altri tre gruppi, tra cui segnalerei la Blues Rain Band… Tex profonde brillantemente tutto il proprio impareggiabile talento di arrangiatore, in virtù d’una mente musicale unica nel suo genere, e affiancando la sua straordinaria espressività vocale alle voci della coppia D&R ci innalza al non comune status attuale di band con tre voci soliste e, grazie principalmente al prezioso contributo apportato da Speemo, ottimo backing vocalist, tutti cori che abbiamo sempre sognato... come i Queen, per noi tutti esempio magistrale d’eclettismo rock!


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SonorikaScritto da Sonorika il 23/03/2008 - 15:17

Lo staff di Sonorika.com ti augura Buona Pasqua e Buone Feste